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La Storia Del Club
Il Buttafuoco Storico trae le sue origini dal crinale spartiacque fra i torrenti Versa e Scuropasso, nella prima fascia collinare dell’Oltrepò Pavese denominato “Sperone di Stradella“.
E’ nota la vocazione plurimillenaria di questo territorio alla coltivazione della vite ed alla produzione del vino.
Numerosi sono gli autori classici e moderni che trattano la storia vitivinicola di questa zona, legandola alla favorevole posizione geografica che obbligava i condottieri, i pellegrini ed i mercanti ad attraversarla.
E’ proprio il passaggio di queste genti che permise uno sbocco commerciale al vino qui prodotto e arricchì, nel corso dei secoli, di nuove conoscenze la locale viticoltura facendola diventare una delle più importanti d’Italia.
Documenti del 1700 attestano sullo sperone di Stradella la produzione di vini rossi molto forti ad opera di antesignani del Buttafuoco che ben si prestavano ad accompagnare le mense dei nobili e dei monasteri di Pavia e Milano.
Fra il 1700 e il 1800 il poeta dialettale milanese Carlo Porta attribuì il nome Buttafuoco, in dialetto “Butafeug“, ad un vino proveniente dalle colline di Stradella di grande corpo e alcolicità, che quasi bruciava la bocca.
Un altro aneddoto fra storia e leggenda legato al Buttafuoco è il resoconto di un fatto accaduto nel 1859 durante la seconda guerra di indipendenza. Peter Schenk narra che una compagnia di marinai Austriaci impegnata a traghettare le truppe sul fiume Po, al momento di andare in battaglia in terraferma avesse disertato e, invece di nemici, avesse fatto strage di botti e bottiglie di un vino locale chiamato Buttafuoco. Lo scrittore lega questa storia al fatto, invece realmente accaduto, che la marina Austrungarica dopo alcuni anni varò una nave chiamandola “Buttafuoco“.
E’ da questo racconto tra mito e realtà che il 7 febbraio 1996, quando alcuni vignaioli decisero di associarsi per rivalutare questo prestigioso vino, adottarono il veliero come loro simbolo.
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La Storia Del Veliero
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La storia del Veliero presente nel Marchio del Consorzio “Club del Buttafuoco Storico” nasce da un aneddoto tra storia e leggenda … il resoconto di un fatto accaduto nel 1859 durante la seconda guerra d’indipendenza nella famosa Battaglia di Montebello nei pressi di Casteggio.
Gli austriaci che combattevano contro i piemontesi erano dislocati nella zona tra Broni e Stradella con sede del quartier generale a Palazzo Isimbardi, sul posto giunsero una quarantina di marinai dell’Imperiale Regia Marina, con il compito di assistere i pontieri nella costruzione e nel traghettamento delle truppe austro-ungariche sul fiume Po’.
Quando la battaglia si fece complicata per le truppe austriache i generali Urban e Julai ordinarono ad un reparto “dell’Imperiale e Regio Equipaggio da ponte della Marina”, 39 uomini comandati da un Guardiamarina, di venire a combattere sulle colline dell’Oltrepò per dare man forte alle truppe.
Secondo Peter Schenk questi marinai si “persero” misteriosamente proprio all’inizio delle operazioni belliche; in un primo momento si pensò che la loro scomparsa fosse causata da uno scontro a fuoco con i piemontesi o con i contrabbandieri numerosi in quella zona di confine, pertanto lo Stato Maggiore austro-ungarico decise di iniziare le ricerche degli scomparsi inviando reparti di Ussari a cavallo nei dintorni di Stradella, i marinai furono ritrovati il giorno dopo sani e salvi ma completamente ubriachi in una cantina sulle cui botti era scritto il nome del “micidiale” vino: BUTTAFUOCO.
Dalla leggenda adesso si passa ad un fatto realmente accaduto… lo scrittore Peter Schenk ci racconta che nel 1872 la Marina Imperiale varò la cannoniera “Erzherzog Albrecht” e che la stessa dopo trent’anni di attività il 31 marzo 1908 venne radiata ; in ricordo di quell’ottimo vino bevuto dai marinai in Oltrepò 60 anni prima fu ribattezzata “Feuerspeier” (in italiano Buttafuoco), la nuova missione della nave fù di essere registrata come pontone per essere utilizzato come alloggio per gli Allievi della Scuola di Artiglieria di Pola.
Nel 1916 con l’incremento della Flotta Sommergibili venne adattato ad Acquartieramento Sommergibilisti dei numerosi U-Boote tedeschi operanti in Adriatico.
Nel 1920 venne consegnato all’Italia che lo portò a Taranto e le diede il nome di “Regia Nave Buttafuoco”, continuando ad utilizzarlo come nave-caserma per alloggiamenti equipaggi sommergibili del IV Gruppo.
In seguito le venne dato la sigla GM64. Nel 1947 era ancora nell’arsenale di Taranto, dove venne infine demolita nel 1955, dopo ben 83 anni dal varo.
Da questo racconto tra mito e realtà che il 7 febbraio 1996, quando alcuni vignaioli decisero di associarsi per rivalutare il prestigioso vino Buttafuoco adottarono una nave nel loro simbolo o meglio il veliero.
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